Wolf Hall

Thomas Cromwell era il figlio di un fabbro di Putney. Un uomo capace di stendere un contratto e addestrare un falco, di disegnare una mappa e interrompere una rissa, di arredare una casa e corrompere una giuria. Architetto machiavellico del regno di Enrico VIII e artefice dei destini della dinastia dei Tudor, Cromwell è il protagonista di questo imponente, pluripremiato romanzo di Hilary Mantel. La pregnanza sottile e straordinaria della scrittura di un’autrice già celeberrima in patria, che ora dà voce e sostanza al suo capolavoro, dilaga in una straordinaria decodifica, ironica e precisa, della corte inglese: fino a mostrarne l’ossatura segreta, a ribaltarne le prospettive e il canone. Cromwell emerge qui in tutta la sua umanità, lontano dagli stereotipi che di lui ci hanno dato in lascito i manuali di storia. Cromwell venuto dal nulla, dedito ai mestieri più disparati – mercenario in Francia, banchiere a Firenze, commerciante di tessuti ad Anversa – grazie alle sue sole doti intellettuali; Cromwell, di cui il re si servirà per ottenere il divorzio da Caterina d’Aragona e unirsi ad Anna Bolena, dando così un nuovo corso alla storia della Chiesa d’Inghilterra. Hilary Mantel traccia un ritratto dell’Inghilterra dei Tudor nel quale il fascino di un’epoca lontana conosce uno splendore rinnovato, per la nitidezza delle immagini, per l’umanità restituita a personaggi che finalmente escono dalle vecchie cornici dei libri di storia. Perché in “Wolf Hall” riusciamo a sentire l’odore acre della lana impregnata dalla pioggia e della terra sotto i piedi; perché Hilary Mantel è una scrittrice che scansiona le ossa sotto la pelle, le ruote dei carri nel fango, i topi nei materassi. Si sporca le mani, e ci regala un affresco storico mozzafiato.

(consigliato da Lorena)

 

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